
L'81ª Assemblea di Assolatte ha offerto al settore una lettura approfondita delle dinamiche che stanno ridefinendo il futuro dell’industria lattiero casearia italiana, confermandone la solidità e la capacità di crescita anche in uno scenario internazionale caratterizzato da instabilità economica, tensioni geopolitiche e nuove sfide commerciali.
Con un valore complessivo di 28,5 miliardi di euro, oltre 43 mila addetti e quasi 2.200 imprese attive, il settore rappresenta oggi una delle principali eccellenze del Made in Italy. A trainare la crescita è soprattutto l'export, che nel 2025 ha raggiunto il record di 6,67 miliardi di euro (+4,6%), posizionando l'Italia come seconda potenza mondiale per esportazioni casearie verso i Paesi extra-UE.
Nei primi mesi del 2026 le esportazioni hanno continuato a crescere (+3,8%), sostenute soprattutto dai mercati europei come Germania (+7,8%), Spagna (+5,2%), Regno Unito (+ 4,5%), Francia (+3,3%) e da destinazioni in forte espansione come Canada (+22,2%) e Giappone (+13,6%).
Dai dati emersi durante l'assemblea appare evidente come la competitività del dairy italiano non dipenda esclusivamente dai volumi esportati. A fare la differenza sono la capacità di valorizzare le produzioni tipiche, l'innovazione e la specializzazione, elementi che permettono alle aziende italiane di presidiare le fasce premium del mercato internazionale.
Non è un caso che l'Italia riesca a occupare una posizione di leadership mondiale pur non disponendo delle dimensioni produttive di altri grandi player internazionali. In questo senso, il dairy italiano è un esportatore non solo di prodotti, ma di competenze, cultura alimentare e modelli produttivi.
Questa evoluzione riflette anche il percorso intrapreso dal Caseificio Ignalat, da anni impegnato nel rafforzamento della propria presenza internazionale.
L'internazionalizzazione rappresenta ormai una componente strutturale del modello di sviluppo aziendale del caseificio pugliese. La presenza consolidata in circa 20 Paesi, il crescente peso dell'export sul fatturato aziendale, gli investimenti in ricerca e sviluppo, l'ampliamento delle capacità produttive e l'attenzione alla sostenibilità rappresentano alcune delle direttrici attraverso cui l'azienda sta interpretando le trasformazioni del comparto.
Secondo Vincenzo Ignazzi, Export Manager del Caseificio Ignalat: “Oggi, la vera sfida non è semplicemente esportare un prodotto 100% Made in Italy, ma renderlo competitivo e accessibile in contesti molto diversi tra loro, mantenendo standard qualitativi elevati e continuità di servizio. E questo richiede investimenti e una costante capacità di adattamento.
L'export non può più essere considerato una naturale conseguenza della qualità del prodotto. È diventato un processo che coinvolge organizzazione aziendale, flessibilità, affidabilità, gestione della supply chain e conoscenza approfondita dei mercati”.
Il messaggio probabilmente più significativo emerso dall'Assemblea Assolatte è la conferma della capacità evolutiva del dairy italiano.
Ecco perché il futuro dell’industria lattiero-caseario non si giocherà esclusivamente sui volumi o sul fatturato. Si giocherà sulla capacità di continuare a generare valore, innovazione e distintività in un contesto globale sempre più competitivo.





